“Eh. E mo che cazzo scrivo?”

Che sarà? Più o meno un mesetto che mi interpello a intervalli regolari, ogni giorno, con questa domanda tra i miei pensieri?

Ma sì, credo che sia più o meno un mesetto. Da quando, insomma, il sottoscritto, dopo una lunga – ma che dico – lunghissima astinenza, ha deciso di fare il figliuol prodigo di se stesso, e tornare qui. Alla casa natale. Su questo blog. Dove tutto doveva iniziare, dove tutto doveva partire. E dove tutto – a quanto pare – si è fermato dopo poco.

Pagina Facebook. Canale Instagram. Il sondaggione per il primo viaggio. Le mille idee, il passaparola. La barra di ricerca di SkyScanner che me la sognavo pure di notte. La ricerca del nome, la creazione del sito, IL LOGO, Walter Mitty. Che dirvi, ero entusiasta, convinto e motivatissimo nel lanciarmi in questa cosa a me nuova.

“Un viaggio al mese per dodici mesi. Tutto raccontato qui. Su Ticket To Ride”

Slogan e pipponi vari. Frutto di aspettative deluse e mai realmente rispettate.

Ma verso chi poi, aspetta?

Qualcuno m’ha finanziato?
Qualcuno m’ha mandato qualche bonifico o  ancora…
qualcuno è in debito di qualche promessa con me?

Apparentemente nessuno.
Apparentemente, appunto.

La realtà è che poi, si sa, i più delusi da noi stessi, siamo proprio noi stessi il più delle volte. Come nel mio caso, ovviamente.

Ticket to Ride è un progetto nato essenzialmente per soddisfare esigenze personali: scrivere e viaggiare. E’ chiaro che l’unica promessa non mantenuta era quella fatta a Gianluca Bottiglieri.

Mi ero lasciato un 2017 abbastanza di merda alle spalle, e come ogni fine anno/inizio anno nuovo, la lista dei buoni propositi era sempre bella piena zeppa di spunti interessanti. Quei bei quadratini accanto ad ogni voce però, che attendevano soltanto di essere riempiti da una spunta, sono finiti, inesorabilmente, per morire di solitudine.

Ad ogni modo adesso sono qua.

Ho di nuovo una tastiera sotto mano e sono nel pannello WordPress di Ticket To Ride, che solo qualche mese fa, per la modica cifra di 42 euro, ho deciso di rinnovare, per la gioia di Aruba. Ma anche, vaffanculo, per il mio orgoglio.

Eh sì.

Se c’è qualcosa che ho sviluppato intensamente nell’ultimo anno, non è tanto il mio Q.I., forse, ma è di sicuro lo strafottutissimo orgoglio. Capoccione e testardo. Come non lo sono mai stato. In poche parole: ho fatto tutto io. Il primo vero anno della mia vita, completamente e finalmente in autogestione. Indipendenza, libertà. Tutto scelto dalla A alla Z dal sottoscritto. Responsabilità tante, ma solo verso me stesso. Sembrerà poco? Non lo è. Affatto. Gli errori però sono sempre lì ad accompagnarti. E ne ho commessi anche quest’anno. Diversi, tanti. Tutti importantissimi però eh. Punti di partenza, punti di arrivo. Scommesse perse, sfide vinte.

Non è mancato nulla: nuove conoscenze in primis. Alcune belle, piacevoli, entusiasmanti. Altre meno. E poi qualche vecchio pensiero sparso, sempre per non farci mancare nulla. La casa a Napoli, la decisione di fare dietrofront. Il telefono nuovo e addirittura…la macchina nuova. La mia prima macchina nuova. Acquistata interamente con i dindini del sottoscritto. Forse il primo vero grande traguardo da quando l’INPS ha memoria di me. 

Di sicuro, quello che non è affatto mancato, nonostante l’abbandono di questo blog, sono stati i viaggi.

Il 2018 è un anno che porterò sempre con me e che nelle mie memoria difficilmente andrà via. E’ stato semplicemente l’anno in cui ho viaggiato di più.

Il tutto era iniziato a gennaio, con le famose Basilea e Colmar, uniche due città degne di poter essere annoverate negli archivi dei racconti di viaggio di questo blog. E poi febbraio, il mese del mio compleanno. Prima una tappa “in casa” con una doppietta Bologna-Milano in compagnia del fratello, e poi una a ovest. Molto a ovest, fino a Lisbona: con padre, madre e  ancora fratello al seguito. A Marzo poi ho portato le mie chiappe ad Atene, fino a rischiare un nubifragio nella coloratissima quanto un po’ semideserta Aegina con Tommaso e un pacco di pistacchi a salvarci. E che dire di Aprile? Il mese forse più bello: tour dei Paesi Bassi ospite a casa del grandissimo Ciccio: cinque giorni e ben sette città: Amsterdam, Leida, Rotterdam, Den Haag, Utrecht, Gouda e Delft! Poi uno stop. Fino ad agosto: week end con Micol e Rosarianna nel Salento sbattuti allegramente in quel di Ortelle e dintorni. La degna conclusione poi a settembre: il ritorno a Milano per i The National in concerto. Praga poi ha fatto da palcoscenico ad un week end memorabile (specie per l’ostello) con Achille e Raffaele per ultimo baluardo di libertà pre matrimoniale per quest’ultimo (Luì, si fa per scherzare, chiaremente). Chiudiamo in bellezza poi con 6 giorni nel ricottificio di Ibiza, con il buon Fede e il mitico Giommons, fido compagno di sbronze e pastichette immaginarie.

Volevo fare un viaggio al mese per dodici mesi. Ne ho fatti giusto qualcuno in meno, ma, onestamente

sono nella giusta posizione di potermi lamentare?

Non ci proverei nemmeno.

Eppure però, un po’ arrabbiato lo sono. Ovviamente con me stesso. Per aver trascurato questo spazio, questo progetto. Per averci riposto tanto e investito poco.

Intanto eccoci qui di nuovo a ridare linfa vitale a questo blog. Ho iniziato a scrivere mezzora fa e sono già a quasi mille parole. Il papiello è presto che raggiunto insomma.

Come, giunto, è già il 2019. Pronto, prontissimo a rubare la scena. E come se non a suon di viaggi?

Si, insomma. L’ho rifatto. Ci sono cascato di nuovo. Questa volta però voglio riuscirci.

UN VIAGGIO AL MESE PER DODICI MESI? No. Ciao slogan.

Anzi uno nuovo ce l’ho

UN VIAGGIO QUANDO MI PARE E SE C’HO VOGLIA VE LO RACCONTO.

Anzi. Me lo racconto. Abbassiamo la cresta che il capello qua già non permette troppi stravolgimenti.

Ecco, così già va meglio.

Meglio gettare alle ortiche qualcosa di buono solo perché pieno di polvere e fare qualcosa di nuovo, o alzare il culo, riportare alla luce quella cosa alla quale solo poco più di dodici mesi fa tenevi tanto e rimetterla in sesto per ripartire?

Ecco io, di buttare tutto all’aria non me la sento proprio.  E allora sticazzi.

Stop, rewind e play. Si riparte!

Senza troppi pensieri e senza troppe pippe però stavolta. Si scrive quel che si può, ma con maggiore regolarità e soprattutto con stimoli nuovi, e si spera, più spensieratezza.

Quando vuoi programmare tutto, alla fine, si finisce per non rispettare nessuno dei maledettissimi programmi che ti fai. Perché poi, alla fine, quanto è noioso stare li a calcolare tutto? Per le checklist c’è già il lavoro e quello basta e avanza. Il resto? Solo piacere. Come ogni viaggio del resto va affrontato.

 E no, non vi sto per citare Jim Morrison e tutte quelle puttanate del vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Quando si inizia? Subito! Venerdi mattina all’alba la partenza. Ritorno domenica sera a notte inoltrata. Dove? Eh qua tocca spantecare un po’. L’effetto sorpresa ha sempre il suo fascino. O no?

Uno spoiler posso concedermelo: quattro.

Come i biglietti di andata e ritorno. 

Si ristacca la spina e si riparte, finalmente. Buon viaggio a me!

 

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