Dopo tre lunghe settimane dalla mia ultima partenza, eccomi qui finalmente a mettere tutto nero su bianco. Per il primo viaggio del 2019 ho scelto Copenaghen per inaugurare questo nuovo capitolo di Ticket to Ride. A voler piacevolmente puntualizzare, in verità, si tratta di una destinazione scelta a quattro mani.

Come anticipato nel precedente post sul blog i biglietti di andata e ritorno questa volta sono stati quattro. Sul sedile accanto a me su entrambi i voli c’era infatti Lucia, compagna di viaggio con la quale ho scelto di condividere questa esperienza. Una scelta nata improvvisamente, il 24 dicembre durante una conversazione su Whatsapp: inaspettata e soprattutto istintiva. Una scelta, sottolineo, che rifarei a occhi chiusi e che ha inevitabilmente impreziosito questo week-end. Ma bando alla ciance, veniamo al dunque.

Perché Copenaghen

Se vuoi fare un viaggio al mese per dodici mesi l’imperativo iniziale ovviamente deve essere il risparmio. Specie se non possiedi alberi da giardino dai quali raccogliere euro. Stabilito dunque un budget complessivo tra volo e pernottamento, scelte le date e confrontate velocemente le soluzioni proposte da Skyscanner e Booking, la capitale danese, sorprendentemente, si è rivelata essere la più abbordabile per questo week-end. Ero già conscio del fatto che mi sarei trovato catapultato in una dimensione dove il costo medio della vita (e di conseguenza delle spese di viaggio per un turista) è tra i più alti d’Europa, ma dopo opportuni calcoli da presunto travel blogger dal braccino corto, Copenaghen si è incastrata decisamente bene con le nostre esigenze.

Desideravo da tempo andarci. Si tratta di una capitale che da sempre ha attirato le mie attenzioni, specie quando dai social mi venivano sbattute in faccia le consuete cartoline da Nyhavn, il porto vecchio con le tipiche casette sul molo colorate. Un bigliettino da visita che, inutile dirlo, vale tutto il viaggio in questa città. E allora, dunque, perché no? Carta di credito alla mano e voli prenotati in men che non si dica. Ovviamente non è stato tutto così semplice e a qualcosa, pur di risparmiare, abbiamo dovuto adattarci: in primis l’orario (6.45 di venerdì mattina) e poi l’aeroporto di partenza. Non Capodichino ma quel Giovan Battista Pastine di Ciampino lontano 2 ore e mezza da Napoli. 

La partenza

Abbiamo deciso di partire in nottata in auto per raggiungere lo scalo romano, dividendo le spese di carburante, casello e di parcheggio. Alle 2.15 eravamo già in auto alla volta di Roma, con pochissime ore di sonno addosso ma tanta, tantissima voglia di iniziare quanto prima questa esperienza.

Per il parcheggio abbiamo optato per una soluzione, manco a dirlo, conveniente e al risparmio. Tramite MyParking.it (piattaforma consigliatissima dal sottoscritto se avete l’esigenza di lasciare l’auto nei pressi dell’aeroporto per più giorni) abbiamo prenotato un parcheggio privato ad un 1 km dall’ aeroporto. Consegna auto all’ accettazione e passaggio in navetta fino allo scalo. Il tutto al costo di appena 9 euro

Effettuati i dovuti controlli, ci avviamo verso l’imbarco, illudendoci che con i nostri 6 euro in più a testa sul prezzo del volo con Ryanair per il servizio priority (due bagagli a mano a bordo più imbarco anticipato) potessimo sorpassare la solita lunga fila per entrare in aereo. Risultato? Fila priority più lunga di quella standard. C’era da aspettarselo del resto visto i costi contenuti del servizio. Non basta questo però a giustificare la pessima gestione del personale della compagnia irlandese, che ci ha trattenuto al freddo e al gelo per circa venti minuti sulla pista di decollo, nell’attesa che l’aereo fosse pronto per accoglierci a bordo. Nel mentre abbiamo conosciuto un ragazzo statunitense di ritorno a San Francisco con scalo proprio a Copenaghen: bestemmie non quotate per la pessima gestione della situazione anche da parte sua. Per la serie: non ci smentiamo mai.

L’arrivo in città

L’arrivo in terra scandinava fortunatamente è puntuale. Alle 9.25 atterriamo sulla pista di Kastrup, il principale scalo di Copenaghen: aeroporto ultramoderno, efficiente e soprattutto ben collegato con la città, servito dalla linea 2 della metropolitana e da altre linee ferroviarie per destinazioni extraurbane.

Per il nostro soggiorno di due notti abbiamo scelto il CPH Studio Hotel, situato nella zona residenziale più nuova della città, Amager Øst. Dopo appena tre fermate di metro giungiamo a destinazione, scendendo ad Amager Strand, una delle due stazioni più vicine all’ hotel. Con 10 minuti di cammino (ma solo perché ci eravamo un attimo persi) raggiungiamo l’albergo. Per nostra fortuna, nonostante il check-in fosse previsto dopo le 14, alle 10.30 circa siamo già all’ interno della nostra camera per sistemare le valigie, prepararci e scendere.

L’hotel

Due parole sull’hotel però vale la pena spenderle. In proporzione agli esorbitanti costi medi per pernottare a Copenaghen, questa struttura ha rappresentato per noi la miglior soluzione che potessimo scegliere per l’ottimo rapporto qualità/prezzo. Per due notti abbiamo speso in totale 135 euro. Il punto di forza dell’hotel, come già accennato, è la vicinanza a ben due fermate della linea 2 della metropolitana Øresund e la già citata Amager Strand, esattamente a 7 minuti dal centro di Copenaghen e a 6 minuti dall’aeroporto. Nonostante qualche recensione decisamente troppo negativa riscontrata su TripAdvisor, il nostro giudizio è stato più che positivo. Struttura moderna, molto giovanile. A metà tra un ostello e un hotel a tre stelle. Abbiamo optato per una doppia standard, spaziosa e un po’…bizzarra: oltre al letto matrimoniale con piumini singoli, alla lunga scrivania, alla tv e alle ampie vetrate che illuminavano (si fa per dire) la stanza, era presente un singolare piccolo soppalco che si raggiungeva con una scaletta interna con due materassi grigi e impolveratissimi di dubbia presenza. A completare tutto poi un simpatico angolo cottura (a induzione) con lavello, stoviglie, mini frigo, e set da tè. La nota dolente? Il bagno. Nemmeno più di tanto a voler essere onesti. È sempre difficile capire perché in diversi paesi del nord dove sono stato non è di uso comune fornire le docce di piatto per lo scolo dell’acqua, evitando dunque che per una semplice rinfrescata debba ritrovarti a partecipare ai mondiali di nuoto. Fortunatamente l’ottimo impianto di riscaldamento centralizzato dell’hotel è capace di asciugare le mattonelle del pavimento in poco meno di un’ora. Esternamente, poi, segnaliamo anche la salvifica presenza di un Lidl nei pressi della stazione di Øresund dove, con una leggera dose di spirito di adattamento, potrete procurarvi materiale da colazione a da pranzo per pochissime corone (grande cosa considerati gli esorbitanti prezzi per mangiare in giro per la città, ma l’aspetto food lo approfondiremo tra poco). Insomma, se volete trovare un buon compromesso tra posizione, qualità generale dell’hotel e prezzo, il CPH Studio Hotel è sicuramente adeguato per soddisfare le vostre esigenze.

Zaino in spalla, mappa della città in tasca , sciarpa, cappello e parka pesanti ad avvolgerci, partiamo alla scoperta di Copenaghen. Doverose premesse: nei mesi più rigidi dell’anno e cioè da Novembre e almeno fino a Febbraio, a Copenaghen sono stimate poco meno di 8 ore di luce. Il sole sorge tardissimo (tra le 8.30 e le 9.45) e tramonta presto (alle 16 è già tutto buio). Consapevole anche di questo, ho cercato di tracciare degli itinerari prima della partenza che concentrassero in poco tempo quanti più luoghi d’attrazione possibile. Anche per questo motivo abbiamo optato per la Copenaghen Card, sulla quale mi soffermerò più avanti. 

Il primo giorno

Il primo giorno per fortuna il meteo ci grazia. Freddo cane, vento tagliente ma ogni tanto appariva quella lenzolella di sole che ti riscaldava provocandoti forti emozioni. E allora via: prima fermata Kogens Nytorv, la piazza più grande della città. L’impatto non è esattamente dei migliori. Al centro della piazza infatti, transenne e lavori in corso per la concomitanza tra l’ampliamento della stazione della metropolitana e lo smantellamento della grande pista di pattinaggio che per tutto il periodo natalizio incombe tra gli eleganti palazzi che tracciano il contorno di Kogens Nytorv. Poco male comunque considerata la piacevole vista di questi ultimi. Impossibile non soffermarsi per un attimo, infatti, ad osservare la bellezza e lo stile dell’Hotel d’Angleterre (leggermente più sfarzoso ma non per questo migliore del nostro caro CPH Studio Hotel), dei Magasin du Nord e soprattutto del Det Kongelinge Teater, l’elegantissima Opera di Copenaghen.

Kunsthal Charlottenburg

Kunsthal Charlottenburg

Poco più avanti poi, ecco il portone di ingresso del Kunsthal Charlottenburg, elegante e caratteristico museo di arte contemporanea dal quale abbiamo iniziato il nostro tour. Per quest’ultimo però, vale la pena soprattutto soffermarsi sul suo atrio e sull’aspetto esterno dell’edificio più che scegliere di visitarlo internamente. Questo almeno è il mio personalissimo consiglio se, come me, non siete dei grandi intenditori di arte moderna. La mostra interna, infatti, contiene una trentina di opere esposte dalla difficile o quanto meno non immediata interpretazione. Come spesso ho letto però, l’arte moderna va anche, appunto, interpretata. Se l’ispirazione e la fantasia sono dalla vostra, allora una visita merita di essere effettuata.

Nyhavn

Nyhavn

Dall’atrio della Kunsthal, attraverso un piccolo arco, vi ritroverete su Nyhavn, il luogo più affascinante, romantico e anche, per questo, più mainstream di Copenaghen. Il porto vecchio (anche se la traduzione letterale del suo nome sta per porto nuovo) rappresenta uno dei luoghi più visitati della città. Lungo il canale sono presenti più edifici colorati e suggestivi che ben si abbinano alle tante, diverse e particolari imbarcazioni ormeggiate lungo i lati del canale. Nyhavn, dunque, si presta benissimo ad innumerevoli scatti da ogni sua angolazione. Non manchiamo di sottolineare poi la presenza di un cospicuo numero di locali, bar e caffetterie sul canale affollati ogni giorno da residenti e soprattutto turisti, ostinati a spendere qualche ulteriore corona in più pur di consumare un pasto con uno sfondo d’eccezione.

Amalienborg

Amalienborg

Da Nyhavn il nostro itinerario prosegue verso nord. Giunti su Nyhavsnbroen, il primo ponte nel quale vi imbatterete incamminandovi dal centro verso il mare lungo il canale, svoltiamo a sinistra su Toldbodgade verso Amalienborg, il complesso degli eleganti palazzi residenza dei reali danesi. La piazza al centro è occupata dal monumento equestre di Federico V. Lateralmente, disposti agli angoli, i quattro palazzi che costituiscono il complesso. La fortuna ci assiste dato che giungiamo in questo luogo verso mezzogiorno, orario nel quale, tutti i giorni, avviene il cambio della guardia. Niente di memorabile personalmente.

Marmorkirken

Marmorkirken

Sicuramente degna di nota invece, è la Frederisk Kirke, meglio conosciuta come Marmorkirken, l’imponente chiesa posta alla fine di Frederiksgade, in posizione centrale (e suggestiva) rispetto alla vista del complesso di Amalienborg visto da Christiannshavn. La cupola, la più grande dell’intera Scandinavia, svetta per tutta Copenaghen. Impossibile non notare l’evidente somiglianza con il cupolone della Basilica di San Pietro in Vaticano, alla quale, probabilmente l’architetto Eigtved deve essersi ispirato nel 1740, anno di inizio costruzione. L’ingresso è gratuito e merita, ovviamente, una visita.

Designmuseum Denemark

Designmuseum Denmark

Usciti dalla chiesa, il nostro itinerario ci ha condotto su Bredgade, fino al Designmuseum Danemark, dove decidiamo di soffermarci per una visita. La scuola danese di design, a quanto pare, sembra essere tra le più rinomate al mondo, e dunque un tour da profani ci stava. La mostra è dedicata al design industriale e alle arti applicate. La personalissima impressione da ignorante della situazione è stata positiva, sebbene le mostre interne rappresentassero, per me, più che altro una sorta di mix tra un museo dell’Ikea, una mostra vintage e un’esposizione storica degli elementi tecnologici che hanno rivoluzionato le nostre vite quotidiane. Ad ogni modo, l’unico aggettivo che mi sovviene per descrivere il tutto è “figa”.

Kastellet, Chiesa di St.Albany e Fontana di Gefion

Chiesa di St.Albany

Usciti dal Designmuseum la tappa successiva è rappresentata dal complesso di Kastellet, un parco militare fortificato a forma di stella e da altri punti di interesse circostanti. Il primo elemento a catturare la nostra attenzione appena fuori all’ingresso del parco è stato sicuramente la chiesa anglicana di St. Albany. In pieno stile gotico, costruita nel 1887, è attualmente utilizzata dalla colonia britannica di Copenaghen ed è stata uno degli elementi che più mi hanno affascinato della città.

Fontana di GefionAlle sue spalle ecco ergersi l’altrettanto suggestiva fontana di Gefion raffigurante la nascita della Zelandia, l’isola sulla quale sorge Copenaghen. Bella? Nì. Un giudizio oggettivo non potrei esprimerlo, considerato che, come tante altre fontane importanti presenti in città nelle quali ci siamo imbattuti in questo week end, era…ferma/spenta. Non saprei quale espressione usare per raccontare della sua “secchezza”. Di certo avrei tanti aggettivi per descrivere la mia delusione mista a rabbia nel trovare “incompleto” uno dei luoghi più visitati della città (e purtroppo non sarà l’unica delusione da questo punto di vista).

Kastellet

Dalla Fontana ci spostiamo poi verso l’ingresso di Kastellet, la cittadella militare realizzata nel 1626 dal re Cristiano IV e ricostruita nel 1660 da Federico III a seguito dell’assedio svedese di Copenaghen. Durante la seconda guerra mondiale è stato il quartiere generale dei nazisti. Attualmente, invece, vi ha sede il Ministero della difesa danese. Tra i suoi punti di maggiore interesse vi è un grande mulino posto proprio al centro del complesso. Lungo il perimetro a forma di stella si ergono cinque bastioni dai quali è possibile osservare la città da più angolazioni. Il tutto contornato da ampie distese verdi. Personalmente niente di entusiasmante ma considerato l’ingresso gratuito, vale la pena testare il proprio interesse indipendentemente da questo racconto.

La Sirenetta

Sirenetta

Usciti da Kastellet giungiamo su Langelinlie, la strada che separa Kastellet dal mare lungo la quale è possibile ammirare la statua della Sirenetta. Adagiata su uno scoglio e con aria malinconica, rappresenta uno dei punto di maggior interesse turistico della città. Dedicata al celebre personaggio della fiaba di Hans Christian Andersen è stata commissionata nel 1909 da Carl Jacobsen, figlio del fondatore della Carlsberg, la birra più famosa di Danimarca. Quella che osserverete però, si tratta di una copia della statua originale che, nel corso della sua storia, ha subito più furti e atti vandalici. Non sono un grande estimatore dei luoghi di interesse iper pubblicizzati delle varie città che visito ma la Sirenetta rappresenta un’immagine sempre attuale di Copenaghen e dunque una visita è difficile sconsigliarla. Preparatevi però ad affrontare orde di turisti pronti a scattarsi più e più selfie con la statua come sfondo per i loro scatti instagrammosi. Non dite che non vi avevo avvisato.

Torvehallerne, il mercato coperto

Salutata la Sirenetta l’orologio segna le 14 passate e i nostri stomaci iniziano a buttare calci. Ci caliamo dunque in missione in modalità “sticazzi del turismo e delle poche ore di sole. Dobbiamo mangiare”. Come consigliato dalla nostra cara Lonely Planet e da altri racconti di viaggio letti prima di partire, il luogo più pubblicizzato per un pranzo veloce economico e tipico, è rappresentato da Torvehallerne, il grande mercato coperto alle spalle della stazione di Norreport. L’impatto è stato sicuramente positivo. Come tanti grandi mercati del nord Europa, anche Torvehallerne si presenta con una struttura architettonica che cattura l’attenzione, sicuramente gradevole alla vista: suddiviso in due enormi capannoni costituiti da ampie vetrate, lungo il suo perimetro potete trovare tanti tavolini dove sedersi per consumare un pasto o una birra/tè. Al centro poi, i vari punti vendita dove poter sia fare la spesa che decidere di mangiare al momento le varie leccornie proposte dai “mercatari” danesi. Nel primo capannone, giungendo da Norreport, sono presenti per lo più attività relative alla vendita di dolci e vini. Nell’altro capannone invece, spazio al “salato” con carne e pesce come articoli principali. Insomma, tutto molto bello, colorato, per nulla caotico, organizzato. Sembra rappresentare davvero il luogo perfetto per inaugurare il nostro tour culinario ma ahimè, desistiamo. Il problema? Al contrario di quanto letto in giro i prezzi per mangiare un pasto in piedi o adagiati ad un tavolino di fortuna erano davvero esorbitanti, almeno per le nostre tasche da travel blogger al risparmio. Le quantità inoltre non ci erano sembrate adeguate a soddisfare la nostra fame. Intanto però le lancette segnavano quasi le ore 15 e un posto per sfamarci dovevamo pur trovarlo. Delusione delle delusioni, per chi sta leggendo questo racconto, ripieghiamo su un modestissimo Burger King. Due menù completi, quasi 20 euro, e ci garantiamo un altro po’ di energia ed autonomia per proseguire il nostro itinerario.

Stazione Centrale e Rådhusplads

Ci rimettiamo in cammino poco prima delle 16 e, come già preventivato in partenza, il cielo di Copenaghen è già completamente buio. Da Norreport prendiamo la linea 2 della metro e scendiamo alla Stazione Centrale, una tappa per me obbligatoria data la mia passione in viaggio per gli scali ferroviari delle località che visito. Ci troviamo nel quartiere di Vesterbro, tra le zone più movimentate di Copenaghen. Dalla stazione raggiungiamo subito Rådhusplads, la Piazza del Municipio, tra i luoghi più suggestivi della città. Il colpo d’occhio effettivamente è di quelli importanti: l’edificio, imponente e dai tipici mattoncini rossi, domina la piazza e il suo colore caldo in contrasto con freddissimo cielo di Copenaghen crea un bell’effetto che, nonostante le poche ore di luce, non ci ha fatto rimpiangere questa visita insolita. Accanto al Municipio impossibile non notare l’imponenza in pieno stile liberty dello Scandic Palace Hotel che da oltre 100 anni contribuisce ad impreziosire la skyline della città. 

Giardini di Tivoli

Giardini di Tivoli

Arriviamo poi finalmente alla prima vera nota dolente del racconto: i Giardini di Tivoli. Ok, a pelle non ho mai provato entusiasmo particolare nell’andare a visitare un parco divertimenti, ma attenzione a sottovalutare quello che da sempre è considerato il luogo di maggior attrazione turistica della città insieme alla Sirenetta e Nyhavn. Purtroppo per noi l’unico mese durante l’anno in cui il parco è chiuso è proprio gennaio. Non voglio caricare questa parte del racconto con un finto stato di delusione ingigantito per dare maggior enfasi. Lo abbiamo scoperto prima della partenza, a volo già prenotato e quindi il boccone amaro era stato già digerito. Pazienza, ci torneremo forse un giorno.

Christiansborg Palace

Per consolarci rimettiamo di nuovo in moto le nostre gambe e ci spingiamo sull’isola di Slotsholmen, “Isola del Castello”. Un nome non a caso vista la presenza sul suo suolo del Palazzo di Christiansborg, una delle modestissime e soprattutto poco numerose, si fa per dire, residenze reali presenti a Copenaghen. Attualmente è sede del Parlamento, degli uffici del primo ministro e della suprema corte di Danimarca. Il cielo scuro purtroppo non ci ha consentito di ammirarlo a pieno e per questo consigliamo una visita in mattinata.

Det Kongelinge Bibliotek, la biblioteca nazionale

 

Det Kongelige Bibliotek

La passeggiata lungo il perimetro dell’isola, a due passi dai canali, ci ha regalato ugualmente degli scorci a dir poco affascinanti. Gli occhi sono inevitabilmente caduti sugli esterni di palazzi altrettanto inconfondibili come quello della Borsa e il Thorsvalden Museum. Per concludere l’itinerario della prima giornata, e ripararci soprattutto dal freddo optiamo per una visita (gratuita) alla Det Kongelinge Bibliotek, la pomposissima Biblioteca Nazionale: un esempio di architettura sorprendente e a tratti…entusiasmante. Il perchè è facile intuirlo osservando innanzitutto i suoi esterni: per metà in stile classico, con la facciata originaria del 1653, per metà moderna, con una struttura inaugurata nel 1999 in marmo nero (grazie alla quale la Biblioteca è conosciuta anche come Black Diamond) e ampie vetrate, affacciata sul canale che conduce al porto. Nonostante il buio che ormai avvolgeva Copenaghen, abbiamo potuto comunque godere a pieno di questa splendida vista prima di entrare per un giro all’interno, sederci su due comode poltrone e riposarci prima di rimetterci in cammino. 

A questo punto la nostra prima, lunghissima giornata in Danimarca può ritenersi quasi conclusa. Alla fine dell’itinerario prefissato, stanchi morti, riprendiamo la metro e torniamo in hotel per rilassarci un po’ e fare una doccia prima di riscendere verso il centro per la tanto agognata cena. Consiglio: non fate come noi, anticipatevi e scendete almeno per le 20. A Copenaghen i ristoranti chiudono molto presto e se siete sfortunati come il sottoscritto vi ritroverete a ripiegare sul primo locale incrociato per strada che non vede l’ora di riservarvi una bella fregatura sia in termini di qualità che, ovviamente, di spesa. Nel nostro caso ci siamo ritrovati da Hungry Dane, un locale che cito solo per tenervici alla larga e che ricorderò per avermi venduto l’unica birra che non ho bevuto in vita mia. 

Il secondo giorno

Il nostro secondo giorno a Copenaghen inizia molto presto. La sveglia suona alle 8 ma a darci il buongiorno, attraverso le ampie vetrate della nostra stanza, non c’era il sole che ci aspettavamo ma lo stesso buio che ci aveva accompagnato dalle 16 del giorno prima. Effettuata la nostra solita colazione al risparmio da Lidl, per le 9 circa siamo sui binari di Øresund, pronti a iniziare una nuova giornata danese. 

Durante tutta la preparazione pre viaggio, abbiamo riflettuto molto sulla possibilità di riuscire a dedicare del tempo ad un’escursione fuori porta. Le opzioni che più ci attiravano erano tre: Castello di Kronborg a Helsingør, Castello di Frederiksborg a Hillerød e una capatina in Svezia nella vicinissima Malmö. Inutile sottolineare che con più giorni a disposizione non ci saremmo nemmeno posti il problema della scelta, visitando tutte e tre le località. Avendo poco tempo, invece, abbiamo applicato dei filtri sulla destinazione finale in primis tenendo in considerazione le attrazioni incluse nella Copenaghen Card che comprende, tra l’altro, gli ingressi per le visite ai due castelli e i mezzi di trasporto extraurbani per raggiungerli. Abbiamo automaticamente escluso Malmö. Tra i due castelli, poi, abbiamo optato per Frederiksborg perchè più vicino di circa una mezz’ora rispetto a Kronborg (per chi non avesse effettuato la Copenaghen Card i costi sono di 12.50 €/92 corone danesi a tratta per il trasporto a Hillerød e 10 euro/75 corone danesi per la visita della fortezza). Giunti alla stazione di Norreport, dunque, prendiamo un treno extraurbano della Linea A che parte ogni 10 minuti proprio con destinazione finale Hillerød. Arriviamo in circa 40 minuti (durante i quali non abbiamo potuto nemmeno fiatare: siamo capitati nella carrozza del silenzio) e una volta scesi alla stazione abbiamo subito preso il pullman 302 (vanno bene anche 301 e 303) e con un tragitto di circa 10 minuti arriviamo finalmente al castello. 

Il castello di Frederiksborg

Frederiksborg Slot

La nostra visita inizia dall’ingresso posto a Slotsgade dal quale possiamo già ammirare in tutta la sua imponenza ed eleganza il castello che si erge in un magnifico scenario, costruito su tre isolette all’interno del piccolo lago di Slotsø. Piove e fa freddo ma questo non intacca lo spettacolo della vista esterna, tra le cartoline più gettonate della Danimarca. Per arrivare all’interno bisogna attraversare un ponticello che conduce all’atrio principale. Anche qui non potrete fare a meno di soffermarvi per una fotografia come abbiamo fatto noi, sfruttando anche la presenza della bellissima (e ovviamente non funzionante) Fontana del Nettuno posta al centro del piazzale. L’enorme complesso del castello è caratterizzato da esterni in stile barocco con mattoncini rossi, un colore forte maggiormente esaltato dalle ampie distese verdi dei giardini esterni e dal cielo grigio di quella giornata. 

Gli interni del castello, per chi coltiva interessi in architettura, arte, design, sono sicuramente di gradimento e generano meraviglia. Personalmente non sono mai stato troppo affascinato dagli sfarzi e dagli eccessi delle residenze reali. Un po’ per ignoranza, un po’ per disinteresse generale. In questo castello, per gli amanti del genere, tra troni, lunghe tavole, armature, focolari alti tre metri, letti a baldacchino, dipinti e ritratti con cornici dorate, porcellane di ogni genere, è difficile restare delusi.

Frederiksborg Slot da fuori

Il nostro giro è durato meno di un’ora prima di uscire nuovamente dal castello e farci un giro nei suoi giardini per ammirarlo da più angolazioni. Sullo sfondo le case basse e colorate del paesino di Hillerød, al centro l’immenso castello sul lago. Sono fotografie che non si possono evitare di scattare. Il freddo, purtroppo, ci ha spinto a non attendere l’autobus ed a camminare circa 15 minuti a piedi per la piccola cittadina danese per raggiungere il treno del ritorno verso Copenaghen.  

Castello di Rosenborg

Ronseborg Slot

 

La stanchezza inizia a farsi sentire e la sottile pioggia di Copenaghen che ci accompagna dal mattino non smette di arrestarsi. Eppure questa città con i suoi colori accesi in continuo contrasto con i suoi grigi invernali non ci abbatte e non ci scoraggia mai. Da Norreport allora, percorriamo Øster Voldgade e giungiamo all’ingresso del secondo castello di giornata, Rosenborg Slot. Non prima però di aver consumato un panino gouda e prosciutto confezionato, dal sottoscritto, in simpatici tovaglioli bianchi con bandiere danesi di decorazione. 

Dopo una breve attesa in fila, ritiriamo i biglietti e partiamo per quest’altra nuova visita. Il castello, che svetta in tutta Copenaghen, si presenta esternamente come una sorta di miniatura di Frederiksborg Slot. Stesso stile: mattoncini rossi, torri negli angoli, cupole in bronzo verde acqua. Anche qui ampi giardini di contorno, anche qui scatti da condividere e conservare tra i ricordi più belli di questo viaggio. Internamente la visita è ovviamente più breve del Castello di Hillerød. Analogamente il nostro tasso di interesse non sobbalza nemmeno di fronte alla vista dei gioielli della Corona. Lungi da noi sconsigliarvi però di fare questo tour nelle sale reali del castello. 

Usciti dal complesso di Rosenborg ne approfittiamo finalmente per una pausa e decidiamo di prendere un caffè alla modica cifra di tre euro e cinquanta in un elegante cafè vicino Norreport. Mi concedo il lusso di assaggiare una økologiske romkugler (sì, ho fatto una foto alla vetrina per ricordami come si scrivesse e per mostrarlo alla cassa). Nient’altro che una palla di cacao e mandorle, rivestita di cocco. Buonissima, nonostante lo scetticismo di Lucia (che però non ha resistito alla tentazione di offrirmela).

Intanto l’orologio segnava le 15.30 e con la maggior parte delle attrazioni in chiusura per le 16 e la pioggia che non smetteva a placarsi, decidiamo di rifugiarci in un luogo insolito e per nulla nei nostri programmi di partenza: il Den Blå Planet,  l’acquario nazionale danese. La sua immediata vicinanza al nostro hotel (2 fermate di metro) e la voglia di sfruttare a pieno i 77 euro spesi per la Copenaghen Card, ci hanno subito convinto.

Den Blå Planet

Ero stato sin qui in vita ad un solo acquario di recente, l’Oceanografico di Valencia. Mi era piaciuto e tanto. Non avvertivo di certo la necessità di visitare un nuovo acquario ma alla fine non ce ne siamo affatto pentiti. A Copenaghen è molto pubblicizzato soprattutto per le famiglie in viaggio che vogliono accontentare i proprio pargoli. In effetti al suo interno l’età media era ben distribuita tra genitori e bambini al seguito.  Diversi ambienti, diverse (tantissime) specie di pesci. Dai microorganismi fino agli squali, dai piranha alle lontre e persino un intero piano dedicato alla foresta pluviale con tanto di umidità tipica. Una visita che di turistico aveva forse ben poco ma che ci ha divertito in primis e poi tenuti al riparo dalle intemperie per circa un’ora.

Al termine del tour al Den Blå Planet ci rimettiamo in metro e giungiamo finalmente all’hotel per una doccia e un meritato riposo dopo una lunghissima giornata. Questa volta non ci lasciamo fregare dalla stanchezza però e alle 20.30 siamo già in centro per la cena. Optiamo per Dalle Valli, un locale al centro che offre per circa 22,50 € a testa (compresa birra) la possibilità di mangiare all you can eat ad un buffet. Non aspettatevi piatti tipici della cucina danese o prelibatezze ma la qualità media, in relazione alla spesa, alla formula e alla fame in circolo dopo appena due piccoli panini mangiati durante la giornata, era sicuramente accettabile questa volta. 

Paludan Café

Paludan Cafè

L’ultima tappa della giornata è il vicinissimo Paludan. Un caffè letterario che merita di sicuro una pausa se siete in giro per Copenaghen. Tavoli e sedie in legno, divani e scaffali pieni zeppi di libri in lingua danese che non leggerete mai ma tutto atto a riscaldare un’atmosfera che ci ha di sicuro allietato mentre abbiamo sorseggiato il nostro caffè. Un buon modo per concludere col sorriso una seconda giornata danese molto positiva.

Il terzo giorno

Il momento tristezza da “nonvogliotornareacasa” si è palesato, ahi noi, domenica 13 gennaio, il nostro ultimo giorno di questo breve week end in Danimarca. Sveglia presto anche questa volta, solita colazione cheap and fast e check out alle 11. Lasciamo le valigie al deposito bagagli dell’hotel e partiamo di nuovo presto al mattino, in giro con l’intenzione di vedere quante più altre cose possibili prima di ritornare a casa. 

Rundetårn

Rundetårn

La prima tappa è la Rundetårn, altro must di Copenaghen: la Torre Rotonda che costituisce il più antico osservatorio astronomico ancora funzionante in Europa. L’orario di apertura è alle 10. Alle 9,50, con la nostra Copenaghen Card in scadenza alle 11 siamo già lì. In tempo dunque per sfruttare ancora i servizi inclusi nell’abbonamento. La salita verso la cima, posta a 34,8 m dal livello stradale è agevole grazie ad un percorso a spirale senza gradini (escluso un piccolo tratto verso la fine). La vista purtroppo non è stata come ci auspicavamo per via del maltempo e dalle tante nuvole che avvolgevano la capitale. Questo però non ci ha evitato di godere comunque di una bella veduta aerea della città, nonostante un freddo importante. 

Il tour dei canali in barca

Usciti dalla Rundetårn e ancora in tempo per continuare a sfruttare la nostra card turistica, percorriamo Strøget (il cuore dello shopping dei copenaghers) e le stradine adiacenti dirigendoci subito verso Holmens Bro, il ponte dal quale inizia uno dei tour dei canali in barca della città. In extremis riusciamo a ottenere i biglietti con la  solita Copenaghen Card e dopo un’attesa di circa 20 minuti, saliamo a bordo. Per fortuna la barca presentava una copertura trasparente che ci ha consentito di ripararci dalla pioggia senza però negarci il piacere di vedere la città dalle acque dei suoi canali. Il giro, che dura circa un’ora è accompagnato da un’ audioguida multilingua (tra cui anche l’italiano) che lungo il percorso ci ha arricchito di tante curiosità sui maggiori punti di interesse visibili dalla barca (oltre a dirci: “attenzione, questo ponte è basso!” non appena ne attraversavamo uno).

Abbiamo alternato la vista di edifici storici della città,  monumenti e strutture moderne tra cui, nell’ordine: il Palazzo della Borsa, Nyhavn (stupenda qui la vista dalla barca), la Royal Danish Playhouse, l’Opera, la Sirenetta, Amalienborg, un giro tra i canali di Christianhavn, la Biblioteca Nazionale, Christiansborg Slot e Thorvaldsen Museum. Ne vale la pena? Sicuramente sì, specie se sottoscrivete la Copenaghen Card!

Terminato il giro dei canali e giunta ora di pranzo ci mettiamo alla ricerca di un locale che possa sfamarci. La nostra scelta ricade su Smagsloeget, nei pressi di Norreport (sì, stavamo sempre lì, la nostra seconda casa ormai!). Mangiare abbondantemente a Copenaghen, seppur per consumare un panino, potendo contare su ingredienti di buona qualità e non spendere cifre esorbitanti è cosa assai difficile. In questo locale invece tutto questo è garantito grazie a tre giovanissimi ragazzi che in un vero e proprio buco formato da bancone, frigo bibite e pochi posti a sedere su sgabello e tavolino snack vista strada, hanno dato vita ad uno dei locali più amati di Copenaghen. Le tante recensioni positive di TripAdvisor ci hanno subito convinto e con 11 euro a testa più il costo di una coca ci siamo garantiti due mega panini iper farciti. Attenzione però: il nome del locale tradotto in italiano significa “mangiatori di cipolla“, e, giacchè il nome non è stato scelto a caso, consigliamo al momento di scegliere il panino, se non la gradite, di richiedere l’assenza della cipolla al suo interno che, altrimenti è di default. Purtroppo la cara Lucia, che odia queste ultime più dei leghisti, dopo un’attenta ispezione è riuscita comunque a scovare la loro presenza in una salsina speziata che usano mettere nei panini. Nonostante questo non possiamo fare comunque a meno di consigliarvi questo posto per un pasto veloce, abbondante ed economico.

Christiania

Christiania

Smaltito il pranzo, ci restano ancora un paio d’ore prima che cali il buio, prima di apprestarci a tornare in hotel a recuperare i bagagli per la partenza. Non potevamo dunque, che scegliere Christiania per chiudere in bellezza il nostro viaggio a Copenaghen. Si tratta di vera e propria una micronazione all’interno del territorio della capitale danese. Un quartiere autogovernato che può contare su uno status semi-legale di indipendenza dalla Danimarca. La sua nascita è datata 1971, quando un gruppo di hippies occupò una base navale dismessa iniziando a dar vita ad una comunità indipendente. Al suo ingresso vi ritroverete catapultati in una realtà totalmente capovolta rispetto al resto della città. Casette colorate addobbate con oggetti riciclati, murales ovunque, un grande mercato dell’artigianato, bancarelle di dolciumi, e soprattutto Pusher Street, una strada affollata soltanto da piccole bancarelle con spacciatori di marijuana, hashish e altre droghe (attenzione, pare non amino essere fotografati).

Christiania

All’interno di Christiania infatti è consentito fare uso di queste droghe senza incorrere in sanzioni. Anche per questo il quartiere è definito “Città Libera”. Ma Christiania non è solo questo: musica dal vivo a tutte le ore (tranne quando ci siamo andati noi, ovviamente), piste di skateboard improvvisate in vecchie fabbriche, ma anche un asilo, un bar, un cinema, un parco giochi per bambini dall’area spettrale (ma comunque particolare) e persino una radio libera. Qui non incapperete nella presenza di auto ma solo tante biciclette e pedoni (misti tra residenti e turisti, tanti turisti) che attraversano a piedi le strade del quartiere. Potrei stare qui a scrivere ancora tanto di questo luogo, sebbene il nostro giro sia durato poco più di un’ora ma la cosa più importante, ovvero l’atmosfera assolutamente insolita che si respira tra le strade di Christiania, merita assolutamente di essere vissuta in prima persona. Qualsiasi racconto non renderebbe a pieno.

Christiania-3

Non voglio ad ogni modo enfatizzare tutto come tanti travel blogger che esaltano ogni angolo delle città che visitano. Chi mi conosce sa che sono molto schietto. Sicuramente è stato molto piacevole e particolare immergersi all’interno di questa insolita realtà, ma le sensazioni con le quali sono uscito da lì sono state un po’ contrastanti tra loro: da un lato la curiosità di poter osservare da vicino come potrebbe essere una vita condotta in una zona in completa autogestione; dall’altro l’idea che forse il tutto sia diventato fin troppo turistico e “di facciata”, ma qui potrei sbagliarmi sicuramente. Di certo servirebbero più di un paio d’ore per trarre dei giudizi definitivi. 

Abbandonata Christiania, la metropolitana ci accompagna per l’ultima volta da Copenaghen a Oresund, verso il nostro hotel. La nostalgia ci invade già ma tutto sommato viene compensata dalla soddisfazione di aver visto e vissuto quanto necessario per una toccata e fuga in Danimarca di quasi tre giorni in pieno inverno. Arrivati in albergo, ritiriamo i bagagli e chiediamo di poter sostare un’oretta nella hall per riposarci prima di metterci in viaggio verso l’aeroporto. Purtroppo il nostro aereo parte in ritardo di quasi un’ora e mezza. Arriviamo a Ciampino quasi a mezzanotte, stanchi, distrutti e assonnati! Ma tra un caffè, qualche sosta in Autogrill, sigaretta e buona musica, riusciamo a tornare in Campania sani e salvi, dando già uno sguardo tra Booking e Skyscanner alle prossime destinazioni da raggiungere insieme. 

In pillole

Avendo già raggiunto quasi 6mila parole, se siete stati cosi coraggiosi da leggere fino a questo punto, vi riassumo in pillole le mie considerazioni finali su questo viaggio e i relativi costi:

 Pro: 

  • La città offre tanto anche se avete tre giorni a disposizione e si gira benissimo (e aggiungerei piacevolmente) a piedi;
  • Se siete pigri la linea di trasporti è tra le più moderne e funzionali d’Europa per i vostri spostamenti;
  • Nyhavn merita di essere visto almeno una volta nella vita;
  • Tantissimo verde; 
  • Collegamenti low cost con Roma e altre città italiane;

 Contro:

  • I costi esorbitanti in generale per mangiare, pernottare, muoversi con i trasporti e per l’ingresso ad alcune attrazioni;
  • Visitarla a gennaio per via del freddo, il maltempo e le poche ore di luce;
  • Cibo locale (ma è soggettivo);
  • Orari di apertura di alcune attrazioni (troppo tardi);
  • Orari di chiusura dei locali (troppo presto);

Rimpianti di viaggio:

  • Giardini di Tivoli chiusi a gennaio;
  • Il poco tempo a disposizione che ci ha privato delle escursioni a Malmö e Kronborg;
  • La mancata visita all’Orto Botanico (gratuito e che tutti consigliano);
  • Il non aver trovato tempo per andare a Superkilen, il parco pubblico urbanistico di Norrebro;
  • Non aver avuto la possibilità di provare qualcosa di più tipico della cucina locale come le Frikadeller e lo Smørrebrød;

I costi del viaggio:

Volo: 83 euro a persona andata e ritorno da Roma Ciampino con Priority compreso;

Hotel: 135 euro per una camera matrimoniale per  due notti;

Totale: 150,50 euro a testa

Copenaghen Card conviene?

Inizialmente eravamo molto scettici se farla o meno  ma dopo aver calcolato bene i costi (soprattutto dei trasporti, 40 euro per venerdì e sabato e solo per spostarci in città) abbiamo scelto di acquistare quella da 48 ore che comprendeva abbonamento dei mezzi urbani ed extraurbani (quindi comprese anche le escursioni fuori porta e il viaggio da e per l’aeroporto) e ingresso free per 86 attrazioni. Sul sito ufficiale della card  tramite un apposito calcolatore in side bar c’è la possibilità di scegliere le attrazioni da vedere e calcolare a quanto ammonta il risparmio visitando le stesse tramite Copenaghen Card. Nel nostro caso il risparmio è stato di 122 euro complessivi:

 Copenaghen Card Risparmio

 

Il nostro consiglio, dunque, è quello di sottoscrivere una Copenaghen Card che a noi è costata 77 euro a testa e che vi incentiverà il più possibile a visitare quante più cose comprese. Nonostante noi ne abbiamo fatto un utilizzo “minimo”, servendocene soltanto per 8 attrazioni su 86 il risparmio, da come si può notare, è stato comunque notevole. 

Clicca qui per sottoscrivere la tua Copenaghen Card

[un ringraziamento speciale a @elle_lucia  per gli splendidi scatti che hanno ulteriormente addobbato questo racconto]

 

 

Leggi altri articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

Ticket to…Val d’Orcia, prima parte: una giornata a spasso per Siena tra cibo, cultura e…relax!

Smaltite le fatiche (sia di viaggio che di composizione) per Copenaghen, per questo second…