Un’iniziativa, qualsiasi essa sia, non viene mai fuori per caso. C’è sempre un motore, un filo trainante, un qualcosa di “attivo” dal quale scaturisce tutto. Nel lancio di questo blog e in particolare di tutto il progetto in generale, c’è stato un concorso di colpe tra più fattori. Alcuni li ho già elencati nel primo post. Altri arriveranno nei miei racconti successivamente. Quest’oggi mi va di soffermarmi su un qualcosa di speciale che ha influito nell’ispirazione definitiva per la creazione di Ticket To Ride.

Sto parlando di un film. Non di un semplice film. Nemmeno di un capolavoro cinematografico, sia chiaro, ma una pellicola sicuramente a me cara: The Secret Life of Walter Mitty, meglio noto in Italia con il titolo I Sogni Segreti di Walter Mitty. E vi dirò: adoro più il nome italiano che quello in inglese. Si tratta di una grande anomalia per me, che ho sempre odiato il modo al quanto bizzarro di “struppiare” (più che “storpiare”, il dialetto napoletano qui sembrava un attimo più efficace per rendere la cosa) i nomi originali.

“La vita segreta” è troppo banale, poco specifico. Il tema principale del film, infatti, ruota proprio attorno alla “fuga dai  sogni” da parte del protagonista. Dei veri e propri viaggi mentali. Come del resto, spesso, capita anche a me. Non ho imbarazzo nell’ammetterlo: mi fermo e mi incanto. Guardo un punto fisso e penso, travestendomi da turista della mia mente. Viaggi lunghissimi, intensi. Immaginando le scene più bizzarre e soprattutto stravaganti. Mi sono spesso identificato in Mitty in alcuni momenti delle mie giornate. E’ una cosa che mi successe spesso di recente rispetto a qualche anno fa, quando vidi inizialmente il film. Diverse scene, significati li ho compresi a fondo vedendolo una seconda volta. Non parliamo di una pellicola così tanto impegnativo da impiegare ben due visioni per essere compresa a fondo. Tutt’altro. La prima volta forse sono stato troppo distratto e superficiale per esprimere un giudizio definitivo. Nonostante questo però, la storia di Mitty mi aveva già rapito.

Lontano dall’ordinario

Ma perchè è così importante per me? Non ne sono certo, ma la fuga di Walter dal suo mondo parallelo –  quello vissuto solo attraverso la sua immaginazione –  verso il contatto diretto con una realtà a lui quasi nuova, rappresentata da pericoli, ostacoli, comunicazione limitata e tutto quello che sino a quel momento inconsciamente lo spaventava, si è palesata in me in un forte desiderio di lasciarsi andare. Esperienze, luoghi, ambientazioni totalmente diversi rispetto alla mia routine. Non credo di esser in un certo qual modo “bloccato” come il protagonista di questo film, ma è innegabile che il desiderio di immergermi lontano dall’ordinario è forte. Da questo punto di vista il trasferimento dalla casa dei miei genitori a questa stanza nella quale mi ritrovo a scrivere, a Napoli,  ha di per se ha avuto già un valore importante per quella che era stata la mia vita fino a qualche mese fa, smussando non di poco quest’ultima da alcune coscienze radicate nel mio quotidiano.

Tornando al film, alla base della disperata fuga di Walter non c’è soltanto la banale prospettiva di perdere il lavoro, ma una vera e propria partenza alla ricerca di una nuova dimensione dove poter ritrovare la parte ancora nascosta di sè stesso. Quella più emozionale, quella più primitiva. Sicuramente quella più sensibile, scandita da luoghi dall’inesorabile bellezza, come quelli che vi illustrerò nel prossimo paragrafo.

“Vedere il mondo, attraversare i pericoli, guardare oltre i muri, avvicinarsi, trovarsi l’un l’altro e sentirsi. Questo è lo scopo della vita”

(il motto di Life nella scena che accompagna Walter alla partenza per il suo viaggio alla ricerca della fotografia numero 25)

I luoghi del film

Gli scenari nei quali si sviluppa la seconda parte del film, quella appunto dell’ “evasione di Walter”, sono davvero mozzafiato. Con ogni probabilità nessuno tra questi farà parte dei miei programmi per questo progetto, almeno nell’immediato, ma per il momento mi diverto anche solo a immaginarmi da quelle parti, riconciliandomi così con le pippe mentali del protagonista interpretato alla grandissima da Ben Stiller, regista tra l’altro del film. Elenco qui, allegando anche qualche immagine, le ambientazioni nelle quali Walter si ritrova coinvolto durante la caccia alla foto numero 25 per l’ultimo numero di Life:

Nuuk, Groenlandia

La prima meta di arrivo di Walter, è Nuuk, capitale della Groenlandia, arroccata sugli splendidi scenari del fiordo di Godthåbsfjorden (provate a pronunciarlo correttamente dai), a sud dell’isola. E’ qui che viene girata la mia scena preferita del film, dove il protagonista parte per un altro dei suoi sogni mentali, immaginando la sua musa Cheryl cantare Space Oddity di David Bowie fino a condurlo di soprassalto all’interno dell’elicottero che lo porterà alla sua prossima destinazione.

 

Sono tre poi, le altre ambientazioni che mi hanno lasciato a bocca aperta. Non svelo i motivi che hanno condotto Walter ad arrivare fino lì, altrimenti mi rovino subito la reputazione passando da travel blogger a spoiler blogger. La bellezza però di questi paesaggi è inestimabile, soprattutto quelli islandesi. Una terra che mi attira da parecchio anche per via del mio amore per i Sigur Ros. Potrei scegliere mi accontenterei anche solo di visitare uno di questi luoghi incantati. So già che Mitty sarà più fortunato di me purtroppo.

Skógar, Islanda (Vulcano di Eyjafjallajökull)

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Gardur, Islanda

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Himalaya, Tagikistan/Afghanistan

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Siate sinceri: è venuta anche a voi una gran voglia di viaggiare dopo aver osservato queste immagini vero? Ecco, mettetevi nei miei panni allora dopo aver visto almeno tutto il film se ancora non lo avete fatto. Ne varrà sicuramente la pena, specie per le ambientazioni. Occhio però a non farvi influenzare troppo, potreste ritrovarvi ad aprire un travel blog come me.

 

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